Henri Decoin ha esplorato con maestria le sfumature dell’animo umano e le pieghe della società francese del primo dopoguerra attraverso tre racconti di tensione, mistero e psicologia. Proveniva da una famiglia borghese, fu atleta olimpico di nuoto e giornalista prima di approdare al cinema negli anni ’30. La sua versatilità lo portò dal poliziesco al dramma psicologico. Nulla è dovuto al fattorino (1950) Un giovane fattorino perde tre telegrammi importanti dopo un incidente in bicicletta; tutto il quartiere si mobilita per aiutarlo a recuperarli, temendo che il ragazzo possa compiere un gesto disperato. La follia di Roberta Donge (1952) François Donge, ricco industriale, è in fin di vita dopo essere stato avvelenato: attraverso flashback emergono dieci anni di matrimonio tormentato con la moglie Bébé, che ha deciso di ucciderlo dopo anni di tradimenti e umiliazioni. La grande razzia (1954) Henri “Le Nantais” viene ingaggiato da un potente boss della droga per riorganizzare la rete criminale, ma in realtà è un agente infiltrato deciso a smantellare l’intera organizzazione dall’interno.